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Cronistoria della prima crociata

Dalla politica alle alle battaglie decisive, questa cronistoria ripercorre i momenti chiave di un evento che tra fede, guerra e ambizione cambiò il volto del Mediterraneo medievale.

Cronistoria della prima crociata
Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima crociata - Francesco Hayez, 1835
Die XX Mensis Martii, A.D. MMXXVI
Società Medievale Secolo X

La Prima Crociata (1096–1099) rappresenta uno degli eventi più significativi della storia medievale europea e mediterranea. Nata da un appello del papato riformatore e alimentata da motivazioni religiose, sociali e politiche, la spedizione portò alla mobilitazione di migliaia di uomini dall’Europa occidentale verso la Terrasanta e la conseguente creazione degli Stati Crociati. In questo documento si cercano di elencare gli eventi principali della spedizione per fornire una visione generale dell’evento.

Gerusalemme dall’età romana alla vigilia della Crociata

Gerusalemme occupa una posizione centrale nella storia religiosa del Mediterraneo. Città sacra per ebrei, cristiani e musulmani, nel corso dei secoli ha attraversato diverse fasi di dominio politico e trasformazioni religiose. Di seguito un breve riepilogo della storia della città dal I all’XI secolo.

  1. Nel I secolo d.C. Gerusalemme era una città della provincia romana di Giudea, luogo della predicazione e della crocifissione di Gesù di Nazareth sotto il prefetto Ponzio Pilato (~30 d.C.). Nel 70 d.C., durante la prima guerra giudaica, l’imperatore romano Tito distrusse la città. Dopo la rivolta di Bar Kokhba (132 - 135), l’imperatore Adriano rifondò Gerusalemme come colonia romana con il nome di Aelia Capitolina, vietandone l’ingresso agli ebrei.
  2. A partire dal IV secolo, in seguito alla conversione di Costantino e la progressiva evangelizzazione dell’Impero, la città acquisì un ruolo centrale nella sfera sociale cristiana. Nel 335 venne consacrata la Basilica del Santo Sepolcro, costruita sopra il sito identificato come quello della sepoltura di Cristo. Gerusalemme divenne la meta di molti pellegrinaggi dall’Occidente e dall’Oriente cristiani.
  3. Nel 638 la città fu conquistata dalle forze del califfato guidate dal generale Umar ibn al-Khattab nel processo di espansione islamica successiva alla morte di Maometto. Gerusalemme entrò a far parte del mondo islamico e divenne il terzo luogo santo dell’Islam, dopo La Mecca e Medina. Sotto il dominio omayyade e poi abbaside (VII–X secolo), la città mantenne una popolazione mista e i pellegrinaggi cristiani continuarono, sebbene in un quadro di subordinazione giuridica tipico del sistema islamico dei dhimmi (sudditi non musulmani in uno stato governato dalla shari’a).
  4. Nel 1009 il califfo fatimide al-Hakim ordinò la distruzione della Basilica del Santo Sepolcro. L’edificio fu in parte ricostruito negli anni successivi grazie ad accordi con l’Impero bizantino. Nel 1071 Gerusalemme passò sotto il controllo dei Turchi selgiuchidi, potenza sunnita emergente che aveva già sconfitto i Bizantini a Manzikert (1071). Nel 1098, poco prima dell’arrivo dei crociati, la città fu riconquistata dai Fatimidi sciiti d’Egitto.
  5. Alla vigilia della Prima Crociata (1099), Gerusalemme era dunque una città islamica governata dai Fatimidi, con presenza cristiana orientale ed ebraica, inserita in un contesto politico mediorientale frammentato tra poteri turchi e potere egiziano. La sua importanza non era principalmente strategica o economica, ma religiosa e simbolica, sia per i cristiani che per i musulmani.

Cronistoria della Prima Crociata

  1. 18 - 27 Novembre 1095: Concilio di Clermont
  2. Primavera 1096: La Crociata dei poveri
  3. Maggio - Ottobre 1096: Pogrom renani e battaglia di Civetot
  4. Agosto 1096 - Aprile 1097: La Crociata dei principi
  5. Maggio - Giugno 1097: Assedio di Nicea
  6. Luglio 1097: Battaglia di Dorileo o Dorylaeum
  7. Luglio - Ottobre 1097: L’attraversamento dell’Anatolia
  8. Settembre 1097 - Marzo 1098: Fondazione della Contea di Edessa
  9. Settembre 1097 - Giugno 1098: Assedio di Antiochia
  10. Giugno - Dicembre 1098: Divergenze e marcia verso sud
  11. Novembre 1098 - Marzo 1099: Assedio Ma’arrat al-Nu’man e di Arqa
  12. Giugno 1099: Arrivo a Gerusalemme
  13. Giugno - Luglio 1099: Assedio di Gerusalemme
  14. Agosto 1099 - Fondazione del regno e battaglia di Ascalon

18 - 27 Novembre 1095: Concilio di Clermont

Nel corso del concilio tenutosi a Clermont, papa Urbano II promuove un appello armato diretto ai fedeli dell’Occidente latino. Le motivazioni dell’iniziativa devono essere comprese all’interno del papato riformatore dell’XI secolo, ovvero affermazione dell’autorità pontificia su quella imperiale durante la lotta per le investiture, volontà di incanalare la violenza aristocratica verso un obiettivo comune e costruzione di un nuovo ideale cristiano basato su penitenza, pellegrinaggio e guerra. Gerusalemme, centro simbolico della cristianità, divenne il fulcro spirituale della spedizione, configurata come peregrinatio armata (pellegrinaggio armato). Nasce il concetto Miles Christi (soldato di Cristo) e passaggio del pensiero cristiano da un ideale esclusivamente clericale a un ideale anche combattivo e violento.

La richiesta di Alessio I Comneno - Nel marzo 1095, durante il concilio di Piacenza, un’ambasceria dell’imperatore bizantino Alessio I Comneno chiese aiuto militare contro l’avanzata dei Turchi selgiuchidi in Anatolia. Tale richiesta è attestata dalle fonti ed è un elemento reale del contesto. Tuttavia, non può essere interpretata come causa immediata o emergenziale della crociata. Dopo la sconfitta bizantina di Manzikert (1071), l’Anatolia centrale era passata sotto il controllo dei turchi selgiuchidi, ma negli anni precedenti al 1095 Alessio aveva già avviato una parziale riconquista delle regioni occidentali attraverso l’impiego di mercenari e atti diplomatici. La situazione nel 1095 era dunque problematica, ma non caratterizzata da una crisi improvvisa. È verosimile che l’imperatore richiedesse contingenti militari professionali e controllabili, non una mobilitazione di massa a carattere religioso. L’idea di una risposta immediata e necessaria a un’emergenza bizantina appare, nella storiografia contemporanea, una semplificazione narrativa successiva.

I motivi della partenza - La motivazione religiosa e penitenziale fu una componente reale della crociata. Accanto ai semplici pellegrini, molti partecipanti ipotecarono o vendettero i propri beni per finanziare la spedizione, con l’obiettivo di ottenere la remissione dei peccati. L’XI secolo fu inoltre un periodo di consolidamento dell’etica cavalleresca cristiana, alimentata da tradizioni leggendarie di epoca antica e altomedievale, come il ciclo arturiano o le chansons de geste. In questa prospettiva, la crociata offriva prestigio, legittimazione morale e un’occasione per incarnare l’ideale del cavaliere cristiano. Per l’aristocrazia europea, inserita in una società fortemente competitiva, la spedizione rappresentava anche uno spazio di affermazione personale, in quanto permetteva di esercitare l’arte della guerra in terra straniera e, potenzialmente, di acquisire potere in Oriente. Va tuttavia ricordato che la maggior parte dei crociati fece ritorno in patria, e non tutti cercavano un insediamento stabile.

Nota sul sermone di Clermont - Non possediamo il testo originale del discorso pronunciato da Urbano II il 27 novembre 1095. Le versioni conservate (tra cui quelle di Fulcherio di Chartres , Roberto il Monaco, Baldric di Dol e Guiberto di Nogent ) furono redatte alcuni anni dopo gli eventi, in un contesto segnato dal fervore portato dalla conquista di Gerusalemme. Queste scritture non sono trascrizioni letterali, ma rielaborazioni successive che riflettono l’interpretazione maturata alla luce del successo della spedizione. Di conseguenza, il contenuto del sermone deve essere utilizzato con cautela critica, distinguendo tra l’appello storico tenutosi a Clermont e le sue successive ricostruzioni letterarie. La storiografia moderna è concorde nel stabilire che probabilmente Urbano II non volesse bandire una mobilitazione di massa ma solo esortare i cristiani, soprattutto la sfera aristocratica, a una sorta di pellegrinaggio espiatorio e che la crociata, intesa come termine Duecentesco, sia un fenomeno cresciuto in un contesto successivo al concilio di Clermont. Nell’appello del Papa è possibile intravedere la volontà di riappacificare le classi nobili in continuo contrasto piuttosto che la volontà organizzare una spedizione militare su vasta scala.

Primavera 1096: La Crociata dei poveri

Predicatori come Pietro l’Eremita e Gualtieri Senza Averi mobilitano intere masse popolari caratterizzate da una forte componente non aristocratica come contadini, artigiani, chierici minori e alcuni cavalieri poveri. Senza disciplina militare e infrastruttura logistica partono dalla Francia con l’obiettivo di raggiungere Costantinopoli attraversando l’Europa. Questa crociata dimostra che il pellegrinaggio armato fu percepito fin dall’inizio come fenomeno religioso di massa, non solo aristocratico.

Struttura della spedizione - Le cifre medievali arrivano esageratamente a parlare di 100.000 persone, mentre la storiografia moderna stima 20.000 - 30.000 persone suddivise in più gruppi. Il contingente principale guidato da Pietro potrebbe aver contato 15.000 - 20.000 uomini, di cui solo una minoranza formata di combattenti effettivi. Partendo dalla Francia settentrionale e della Renania, la spedizione, caratterizzata da disordini e saccheggi, passò attraverso Germania e Ungheria prima di approdare in Tracia. Gli elementi caratterizzanti principali possono essere ricercati nell’assenza di comando militare, nella logistica inesistente e nella forte dimensione apocalittica.

Il termine “Crociato” - Durante il periodo della prima spedizione il termine Crociata o Crociato non esistevano. I partecipanti generalmente venivano chiamati peregrini (pellegrini), iter Hierosolymitanum agentes (locuzione utilizzata per descrivere chi si sta dirigendo a Gerusalemme) o milites Christi (soldati di Cristo, termine più ampio). L’uso della croce cucita sugli abiti è attestato, ma la parola cruciata compare solo nel XII secolo. Il francese croisé e l’italiano crociato si diffondono solo tra il XIII e il XIV secolo. Il termine Crociata inteso come blocco di spedizioni armate per espandere o difendere i confini della cristianità è un concetto posteriore rispetto alla Prima Crociata, da collocare più correttamente nel XIII secolo, dove le Crociate diventano anche strutturate giuridicamente.

Maggio - Ottobre 1096: Pogrom renani e battaglia di Civetot

Lungo il Reno (Spira, Worms, Magonza e Colonia) tra maggio e giugno i crociati attaccano le comunità ebraiche locali. Le fonti ebraiche attestano di conversioni forzate e massacri. Arrivati a Costantinopoli nel luglio 1096, vengono traghettati rapidamente in Anatolia attraverso il Bosforo per volere di Alessio I Comneno, volenteroso di liberarsi rapidamente di un gruppo ingestibile. I pellegrini, privi di comando, si disperdono nei dintorni di Nicea. Il 21 ottobre 1096 vengono annientati dalle forze turche nella battaglia di Civetot, ponendo fine alla tragica crociata popolare. Pietro, tornato a Costantinopoli per chiedere l’aiuto dell’imperatore, riparte per l’Anatolia con la spedizione successiva.

Anna Comnena come fonte - Una delle principali fonti per gli eventi della Prima Crociata è l’Alexiade o Alessiade, opera scritta intorno alla metà del XII secolo dalla figlia dell’imperatore bizantino Anna Comnena con l’obiettivo di raccontare il regno del padre. L’opera è senza dubbio caratterizzata da un orientamento filo-imperiale (fonte apologetica, tendenze giustificative e celebrative) e spesso rappresenta i crociati occidentali come guerrieri indisciplinati, avidi e difficili da controllare. Nonostante ciò rimane una fonte fondamentale per descrivere il punto di vista bizantino sulla spedizione.

Agosto 1096 - Aprile 1097: La Crociata dei principi

Al comando di Goffredo di Buglione , Raimondo IV di Tolosa , Boemondo di Taranto , Tancredi d’Altavilla o di Galilea e altri signori parte una spedizione più organizzata, detta dei principi o dei nobili. Giunti a Costantinopoli nel 1097 i nobili, eccetto Raimondo e Tancredi, giurano fedeltà all’Imperatore promettendo di restituire gli eventuali territori bizantini riconquistati. Nasce la prima fase di un rapporto ambiguo tra crociati e Bizantini.

Struttura della crociata - Il comando della spedizione era formato da una coalizione di eserciti privati capitanati da alcuni nobili europei, tra i principali Goffredo di Buglione e suo fratello Baldovino di Boulogne (futuro Baldovino I di Gerusalemme), Raimondo IV di Tolosa, Boemondo di Taranto, Tancredi d’Altavilla, Roberto II di Normandia , Roberto II di Fiandra , Ugo di Vermandois e Stefano di Blois . Non esisteva un comando unico e le decisioni prese durante la spedizione erano da concordare tra i vari capitani. Differentemente dalla crociata popolare, i contingenti aristocratici partono separatamente tra l’agosto del 1096 e l’aprile del 1097. Gli itinerari principali comprendevano

  • la via danubiana (Lorena → Germania meridionale → Ungheria → Serbia → Nis → Sofia → Adrianopoli → Costantinopoli, seguita da Goffredo di Buglione);
  • la via egnatia attraverso l’adriatico (Francia settentrionale → Italia settentrionale → Roma → Apulia → Durazzo o costa nord occidentale greca → Tessalonica → Costantinopoli, seguita da Boemondo partendo dall’Apulia e da Roberto di Normandia e Ugo di Vermandois partendo dalla Francia);
  • la via egnatia balcanica (Francia meridionale → Alpi → Balcani → Durazzo → Tessalonica → Costantinopoli, seguita da Raimondo di Tolosa).

Le stime moderne parlano di una spedizione di 60.000 - 80.000 persone, includendo familiari e personale di servizio, con circa 4.000 - 7.000 cavalieri e 25.000 - 30.000 fanti. Le ricostruzioni convergono nel suggerire gli eserciti di Raimondo, Goffredo e Boemondo come i più ampi.

Il giuramento dei principi - Quando i contingenti della crociata dei principi giunsero a Costantinopoli tra la fine del 1096 e l’aprile del 1097, l’imperatore Alessio I Comneno impose ai capi crociati un giuramento di fedeltà. Le fonti principali (Fulcherio di Chartres, Anna Comnena, Gesta Francorum) concordano sul fatto che l’imperatore esigesse la restituzione all’Impero dei territori già bizantini eventualmente riconquistati in Anatolia e Siria. Non si trattava di una sottomissione feudale, ma di un atto di omaggio e promessa di lealtà personale, coerente con la prassi diplomatica bizantina verso comandanti stranieri. Il giuramento fu prestato, con diversa convinzione, dalla maggior parte dei capi. Il nodo politico centrale era Antiochia, città formalmente bizantina prima della conquista selgiuchide. Il giuramento non fu un dettaglio formale, ma rappresentò il tentativo bizantino di incanalare la spedizione occidentale in un progetto di restaurazione imperiale. Il suo fallimento segnò la nascita di entità politiche autonome in Oriente latino.

Il rapporto tra Normanni e Bisanzio - I Normanni di casa Altavilla dell’Italia meridionale erano in origine mercenari che nel corso dell’XI secolo avevano sottratto l’Apulia e la Calabria, conquistando l’ultimo possedimento bizantino in Italia nel 1071. Inoltre il padre di Boemondo, Roberto il Guiscardo , aveva invaso l’Epiro e sconfitto l’esercito romano a Durazzo. Il rapporto, che nel 1097 era formalmente collaborativo ma diffidente, si ruppe definitivamente nel 1098 dopo la mancata restituzione del Principato di Antiochia da parte di Boemondo nonostante il giuramento.

Economia della spedizione - La Prima Crociata fu un’impresa finanziariamente onerosa, interamente sostenuta dai partecipanti. Non esisteva un finanziamento centrale papale. Ogni nobile doveva organizzare e pagare il proprio contingente: armamenti, cavalli, personale di servizio. Le fonti documentarie occidentali attestano di vendite di feudi, ipoteche su terre, cessioni temporanee di diritti signorili e prestiti da monasteri e partenti. La storiografia (Riley-Smith, France, Tyerman) concorda che il costo per un cavaliere potesse equivalere a più annualità di rendita fondiaria. Questo ridimensiona l’idea che la spedizione fosse economicamente vantaggiosa in partenza. Molti crociati tornarono in patria impoveriti. Il bottino non era garantito, con i crociati che durante l’attraversamento anatolico e l’assedio di Antiochia soffrirono gravi crisi logistiche. Solo dopo il 1099, con la formazione degli stati latini, si aprì la possibilità di acquisizioni territoriali stabili. Questa fu una conseguenza, non la causa iniziale della partenza.

Maggio - Giugno 1097: Assedio di Nicea

La capitale del sultanato selgiuchide di Rum viene assediata il 6 maggio 1097. Poco più di un mese dopo, il 19 giugno 1097, la città si arrende ai bizantini dopo aver segretamente negoziato la resa per evitare saccheggi. I crociati si sentono privati del bottino di guerra.

Il ruolo bizantino nella resa di Nicea - L’assedio di Nicea, al tempo dell’assedio capitale del sultanato di Rum, rappresentò il primo banco di prova per la cooperazione tra crociati e Impero bizantino. Quando i crociati arrivarono sotto le mura, trovarono una città ben fortificata e protetta dal lago Ascanio o Iznik che consentiva i rifornimenti via acqua. L’imperatore Alessio I Comneno non partecipò personalmente all’assedio, ma inviò un contingente comandato da Tatikios e soprattutto organizzò un’operazione navale facendo trasportare via terra imbarcazioni bizantine fino al lago per bloccare la città anche dal lago. Questo privò Nicea della possibilità di rifornimenti e ne accelerò la resa. Il punto cruciale è che Alessio avviò negoziati segreti con la guarnigione turca in difesa della città. Il 19 giugno 1097 la città si arrese ai Bizantini, non ai crociati e le truppe imperiali entrarono per prime, issando le insegne imperiali, impedendo il saccheggio. I crociati si sentirono privati del bottino e percepirono l’azione come una manovra opportunistica che avrebbe segnato i rapporti successivi. Dal punto di vista bizantino, invece, l’operazione era perfettamente coerente con il giuramento prestato dai principi in quanto Nicea era territorio imperiale da restaurare, non città da saccheggiare.

Luglio 1097: Battaglia di Dorileo o Dorylaeum

Nonostante l’attacco a sorpresa dei selgiuchidi ai danni dell’avanguardia guidata da Boemondo di Taranto, le forze crociate a Dorylaeum riescono a sconfiggere Qilij Arslan I , sultano di Rûm, provocandone la ritirata in Anatolia centrale.

Entità politiche e popolazioni del Medio Oriente - Molti governatori musulmani selgiuchidi (Aleppo, Damasco, Mosul) agivano in autonomia, spesso in contrasto, una frammentazione che facilitò l’avanzata crociata. Le entità politiche del Medio Oriente nel contesto crociato possono essere riassunte in Selgiuchidi sunniti (Anatolia e Siria settentrionale), Fatimidi sciiti (Egitto e Palestina dal 1098), emirati locali autonomi, piccoli regni cristiani armeni e georgiani, Impero Bizantino. Per quanto riguarda le popolazioni è fondamentale evitare l’uso indistinto del termine Saraceni per indicare tutte quelle popolazioni arabe di religione musulmana. Di seguito una distinzione sintetica.

  • Turchi: popolazioni provenienti dall’Asia centrale, convertite all’Islam sunnita tra il X e l’XI secolo. Nel contesto della Prima Crociata i turchi dominanti erano i Selgiuchidi.
  • Selgiuchidi: dinastia turca sunnita che dopo la vittoria di Manzikert ai danni di Bisanzio fondarono il Sultanato di Rum in Anatolia e vari emirati in Siria. Gli emiri locali selgiuchidi agivano spesso in autonomia, senza un’autorità politica centrale.
  • Fatimidi: dinastia sciita con capitale al Cairo d’Egitto, rivali dei selgiuchidi sunniti. Nel 1098 riconquistano Gerusalemme dai Selgiuchidi prima dell’arrivo crociato.
  • Mamelucchi: schiavi-soldato di origine turca o caucasica (circassi) al servizio delle potenze islamiche, soprattutto in Egitto Nel 1099 non costituiscono ancora una dinastia autonoma in quanto diventeranno dominanti solo nel XIII secolo.
  • Armeni: popolazione cristiana orientale presente in Cilicia e nelle regioni tra Anatolia e Siria. Molti armeni collaborano con i crociati.
  • Georgiani: popoli cristiani caucasici indipendenti. Non partecipano direttamente alla crociata, ma combattono contro le potenze turche nella regione caucasica.
  • Bizantini: cristiani greco-ortodossi dell’Impero Romano d’Oriente. Non appartengono né al blocco latino né al blocco musulmano.
  • Siriaci: non una popolazione etnica distinta, ma comunità cristiane di lingua siriaca (aramaico orientale), presenti soprattutto in Mesopotamia e Siria. Non riconoscono il Concilio di Calcedonia (451) e vengono polemicamente chiamati monofisiti dai bizantini.
  • Melchiti: comunità cristiane di lingua greca o araba. Termine che originariamente indicava i cristiani che avevano riconosciuto il Concilio di Calcedonia e restavano fedeli all’Impero.Romano d’Oriente.
  • Ebrei: antica popolazione di religione e lingua ebraica, discendente dagli Israeliti. Non furono un attore militare nella crociata, ma una comunità coinvolta e colpita dagli eventi. Sotto dominio islamico, gli ebrei erano considerati dhimmi, cioè minoranze religiose protette ma subordinate, soggette a imposta specifica, detta jizya, e limitazioni giuridiche.

Il califfato Abbaside - Impero islamico nato nel 750 d.C. a seguito della caduta degli Omayyadi, con capitale Baghdad. Formalmente il califfo abbaside rappresenta il successore del Profeta come guida suprema dell’Islam sunnita. Alla vigilia della Prima Crociata il contesto politico vede Baghdad in mano ai Selgiuchidi con il califfo che, pur rimanendo in carica, perde il controllo militare, mantiene l’autorità religiosa e legittima i sultani selgiuchidi come difensori dell’Islam. Per i crociati il califfato Abbaside non rappresenta quindi un attore militare diretto in quanto il potere effettivo in Siria e Anatolia è nelle mani dei sultani ed emiri selgiuchidi indipendenti.

Luglio - Ottobre 1097: L’attraversamento dell’Anatolia

Caldo, fame e le continue imboscate turche rendono l’attraversamento dell’Anatolia molto duro mettendo in grande difficoltà la spedizione con gravi perdite di uomini e cavalli. Si consolida l’idea di una missione penitenziaria.

Il percorso anatolico - Le fonti latine (Gesta Francorum, Fulcherio di Chartres) permettono di ricostruire con discreta precisione il percorso seguito dai crociati per attraversare l’Anatolia. Da Dorylaeum l’esercito avanzò verso sud-est passando probabilmente per Philomelion, poi per Iconium (Konya), centro urbano importante dell’Anatolia selgiuchide. La marcia continuò verso Heraclea, ai piedi dei Monti del Tauro, per poi attraversare i difficili passi montani che conducevano alla Cilicia e alle pianure della Siria settentrionale. L’altopiano anatolico presentava condizioni estremamente dure: clima arido, scarsità di acqua e grandi distanze tra gli insediamenti. Dopo la sconfitta di Dorylaeum, il sultano Qilij Arslan I evitò lo scontro diretto e adottò una strategia di logoramento basata su imboscate di cavalleria leggera e devastazione delle risorse locali. Le perdite furono elevate, soprattutto tra i cavalli, e la spedizione attraversò una grave crisi logistica. Questa fase contribuì a rafforzare nelle cronache latine l’interpretazione della crociata come prova spirituale e penitenziale.

Settembre 1097 - Marzo 1098: Fondazione della Contea di Edessa

Superata la città di Marash, nel settembre 1097 Baldovino di Boulogne devia verso l’Eufrate staccandosi dal gruppo e, sfruttando le alleanze locali formatosi con i cristiani armeni, cattura la città di Edessa. Nasce così nel marzo 1098 la contea di Edessa, il primo stato crociato, indicazione che la spedizione non è solo un pellegrinaggio armato ma anche costruzione politica.

Il ruolo geopolitico di Edessa - La conquista di Edessa da parte di Baldovino di Boulogne ebbe un’importanza strategica che andava oltre la semplice deviazione individuale dalla spedizione principale. La città si trovava infatti in una posizione chiave nell’alta Mesopotamia, vicino al corso superiore dell’Eufrate, in un punto di passaggio tra Anatolia, Siria e Mesopotamia. Controllare Edessa significava dominare le principali vie terrestri che collegavano le regioni selgiuchidi dell’Anatolia con la Siria musulmana e la Mesopotamia, divise dal deserto a sud. La nuova contea crociata funzionava quindi come avamposto settentrionale degli insediamenti latini e come zona cuscinetto contro eventuali attacchi provenienti da Mosul o dall’interno dell’Asia. Inoltre la presenza di una forte popolazione cristiana armena facilitò l’insediamento di Baldovino e offrì una base politica locale.

Settembre 1097 - Giugno 1098: Assedio di Antiochia

Il gruppo principale continua la marcia verso la Terrasanta fino alla città di Antiochia, controllata dall’emiro selgiuchide Yaghi-Siyan . L’assedio, iniziato il 21 ottobre, è caratterizzato da carestie e diserzioni, tra le quali quella di Stefano di Blois. Nonostante ciò il 3 giugno la città cade, grazie a un tradimento interno di Firuz, un armeno convertito all’Islam che apre la strada a Boemondo di Taranto. Dal 5 giugno i crociati vengono a loro volta assediati dall’esercito di Kerbogha di Mosul . La scoperta della presunta “Santa Lancia” da parte del monaco Pietro Bartolomeo rinvigorisce il morale portando i crociati alla vittoria il 28 giugno dopo la dissoluzione dell’esercito nemico a causa di divisioni interne.

La Santa Lancia - Durante il contro-assedio di Antiochia (giugno 1098), quando i crociati erano chiusi dentro la città e minacciati dall’esercito di Kerbogha, un chierico provenzale, Pietro Bartolomeo, dichiarò di aver avuto visioni di Sant’Andrea. Secondo queste visioni, nella cattedrale di San Pietro ad Antiochia era sepolta la lancia che aveva trafitto il costato di Cristo. Il 14 giugno 1098, dopo scavi pubblici, venne effettivamente rinvenuta una punta di lancia, anche se molti dei nobili presenti, tra cui il legato pontificio Ademaro di Le Puy e il cappellano Arnolfo di Roeux non credettero al ritrovamento. Questa scoperta portò effetti immediati all’esercito crociato: forte entusiasmo tra i soldati, in particolare tra i provenzali di Raimondo, e rinnovamento morale in un momento di disperazione. Il 28 giugno 1098 i crociati uscirono dalla città e sconfissero l’esercito di Kerbogha. Dopo la vittoria, i dubbi aumentarono e per dimostrare l’autenticità della reliquia, Pietro Bartolomeo si sottopose nel 1099 a una prova del fuoco (ordalia). Morì poco dopo per le ferite riportate. La storiografia moderna interpreta l’episodio come un fenomeno di religiosità apocalittica, un potente fattore psicologico in un momento critico che venne utilizzato strumento politico interno nello scontro interno tra fazioni. Non è possibile stabilire l’autenticità della reliquia, ma il suo impatto morale sull’esercito è storicamente documentato.

La diserzione di Stefano di Blois - Stefano di Blois, genero di Guglielmo il Conquistatore, era uno dei principi più importanti della spedizione. Durante l’assedio, estremamente duro, Stefano scrisse alla moglie Adela descrivendo la situazione come disperata, per poi disertare. Quando lasciò Antiochia, incontrò l’imperatore Alessio I Comneno, che stava avanzando con un esercito verso la Siria. Stefano lo convinse che la spedizione era perduta e Alessio quindi tornò indietro. Pochi giorni dopo, il 3 giugno 1098, Antiochia cadde in mano crociata e Stefano fu accusato di codardia e tradimento morale in quanto il suo abbandono contribuì alla mancata assistenza bizantina durante il contro-assedio di Kerbogha.

Giugno - Dicembre 1098: Divergenze e marcia verso sud

La spedizione rallenta a causa dalle divergenze tra i comandanti crociati. Boemondo di Taranto rivendica Antiochia per sé, rifiutando la restituzione a Bisanzio secondo giuramento. Raimondo di Tolosa si oppone, bloccando la spedizione per motivi politici. Solo la pressione di contingenti minori e dei pellegrini permette la ripresa del cammino verso la Siria senza il gruppo comandato da Boemondo, che nel dicembre 1098 diviene il primo Principe d’Antiochia.

Dinamica interna tra Raimondo e Boemondo - Il conflitto tra Raimondo e Boemondo emerge con chiarezza durante e dopo l’assedio di Antiochia (1097–1098) e rappresenta la frattura politica più significativa all’interno della crociata. Raimondo IV è grande principe territoriale dell’Occitania, anziano, profondamente legato alla dimensione penitenziale della spedizione e sostenuto dagli ambienti ecclesiastici. Boemondo è un nobile normanno dell’Italia meridionale con una lunga tradizione familiare di conflitto contro Bisanzio. Le loro visioni della spedizione divergono progressivamente in quanto Raimondo tende a enfatizzare la missione religiosa e il rispetto formale degli impegni, mentre Boemondo mostra una chiara strategia di acquisizione territoriale autonoma. Durante l’assedio, Boemondo negozia segretamente con Firuz per ottenere l’accesso alla città. Prima dell’assalto finale, dichiara che avrebbe accettato di consegnare la città all’Impero solo se l’imperatore fosse intervenuto personalmente, ma quando Antiochia cade, Alessio I non è presente poiché si era ritirato dopo l’incontro con Stefano di Blois. Boemondo rivendica quindi Antiochia come propria conquista. La tensione provocata dall’episodio produce una divisione netta tra le fazioni provenzale e normanna, l’indebolimento dell’unità crociata e il consolidamento dell’idea che la spedizione stesse assumendo una dimensione territoriale permanente. Solo la pressione dei contingenti minori e dei pellegrini forza la ripresa della marcia verso sud nel gennaio 1099, mentre Boemondo resta ad Antiochia.

Il problema della legittimità del principato di Antiochia - Quando Boemondo assume il controllo di Antiochia, nasce una questione giuridica complessa. I principi avevano promesso di restituire all’Impero i territori precedentemente bizantini e, poiché Antiochia era stata parte dell’Impero fino al 1085, si trattava di un territorio imperiale da restaurare. Boemondo sostiene che l’imperatore non aveva rispettato il suo obbligo di assistenza militare e che il ritiro di Alessio annullava di fatto il vincolo. Questa interpretazione, politica più che giuridica, consente al normanno di costruire una narrativa di legittimazione, mentre per Bisanzio l’atto è classificabile come un’usurpazione, una minaccia diretta. La tensione culminerà nel 1108 con il trattato di Devol, in cui Boemondo sarà costretto a riconoscere formalmente la sovranità imperiale sul Principato di Antiochia.

Novembre 1098 - Marzo 1099: Assedio Ma’arrat al-Nu’man e di Arqa

Il 27 novembre i crociati assediano la città di Ma’arrat al-Nu’man, che cade il 12 dicembre. L’esercito, lontano dalle principali fonti logistiche, è messo a dura prova. Le testimonianze di Raimondo d’Aguilers parlano di episodi di cannibalismo. Il 14 febbraio 1099 ha inizio l’assedio di Arqa, città dell’attuale Libano. Raimondo di Tolosa insiste per copiere l’opera, ma l’assedio si rivela inutile e il 13 maggio viene abbandonato.

Gli episodi di cannibalismo - Non si tratta di propaganda musulmana in quanto sono i cronisti latini a parlarne, con Raimondo d’Aguillers, la Gesta Francorum (cronaca normanna anonima), Alberto di Aquisgrana e Fulcherio di Chartres come fonti principali. Dopo la presa della città l’esercito soffriva di una grave carestia e mentre la Gesta Francorum parla di “carne umana cotta”, Raimondo scrive che “alcuni tra i più poveri bollivano i corpi dei saraceni e li mangiavano”. Il fenomeno è circoscritto a Ma’arrat al-Nu’man in quanto non c’è testimonianza diretta di cannibalismo durante l’assedio di Antiochia, né Arqa o Gerusalemme nonostante la fame estrema. Raimondo circoscrive il fenomeno ai più poveri, ai paupers, termine interpretato come membri non aristocratici, personale di contorno dell’esercito. La storiografia moderna limita l’episodio a gruppi marginali, non rappresentando un comportamento strutturale dell’esercito crociato.

Giugno 1099: Arrivo a Gerusalemme

Il 7 giugno i crociati arrivano davanti alle mura di Gerusalemme, controllata dai Fatimidi egiziani e governata da Iftikhar al-Dawla. Le stime moderne contano circa 12.000 fanti e 1.200 cavalieri, sprovvisti di cibo e acqua e inizialmente di macchine d’assedio.

Giugno - Luglio 1099: Assedio di Gerusalemme

I crociati sferrano il primo attacco alla città il 7 giugno, ma l’attacco si rivela fallimentare. L’arrivo dei Genovesi a Giaffa carichi di legname e provviste limitate permette la costruzione di torri e arieti. I soldati, l’8 luglio, compiono un digiuno di tre giorni e una processione a piedi nudi attorno alle mura della città. L’assalto finale viene sferrato tra il 14 e il 15 luglio dopo il primo attacco tenutosi il 13 luglio a seguito di notizie riguardanti l’arrivo dei rinforzi fatimidi. All’ingresso di Goffredo di Buglione nella città santa seguono massacri, documentati da fonti latine e musulmane.

Il ruolo dei Genovesi a Giaffa - Nel giugno 1099 alcune navi provenienti dalla Repubblica di Genova approdarono al porto di Giaffa trasportando rifornimenti e un piccolo contingente di marinai e artigiani guidati dal corsaro genovese Guglielmo Embriaco . L’arrivo della flotta ebbe un’importanza strategica perché i crociati, giunti davanti a Gerusalemme, erano inizialmente privi di materiali adeguati per costruire macchine d’assedio. I Genovesi smontarono le proprie navi e utilizzarono il legname per costruire torri mobili, arieti e altre strutture necessarie all’assalto. Inoltre garantirono un collegamento marittimo con il Mediterraneo, facilitando l’arrivo di ulteriori rifornimenti. La crociata non fu solo il risultato dell’azione militare dei cavalieri occidentali, ma anche della collaborazione con le potenze marittime italiane che, nei decenni successivi, avrebbero ottenuto privilegi commerciali nei nuovi stati crociati.

Il massacro di Gerusalemme - Dopo la conquista della città il 15 luglio 1099, i crociati compirono un massacro su larga scala della popolazione musulmana ed ebraica di Gerusalemme. Le testimonianze provengono sia da cronisti latini sia da autori musulmani e concordano nel descrivere un episodio di violenza estrema. La Gesta Francorum e il cronista Raimondo d’Aguilers raccontano che i combattimenti continuarono anche dopo la caduta delle mura e che molti abitanti furono uccisi nelle strade, nelle case e nei luoghi di culto. Alcuni gruppi cercarono rifugio sulla spianata del Tempio, in particolare nella moschea di al-Aqsa, dove vennero in gran parte massacrati. Le cifre fornite dalle fonti medievali sono probabilmente esagerate, ma la storiografia moderna concorda nel ritenere che la violenza fu reale e molto estesa. Per i crociati l’episodio venne interpretato come una purificazione religiosa della città santa dopo secoli di dominio islamico, mentre nelle cronache musulmane divenne uno degli eventi più traumatici della memoria storica della crociata. L’eccidio segnò profondamente l’immagine dei crociati nel mondo islamico e contribuì a costruire, nei secoli successivi, la narrativa di una guerra religiosa tra Oriente e Occidente.

Agosto 1099 - Fondazione del regno e battaglia di Ascalon

Il 22 luglio i capi della spedizione eleggono Goffredo di Buglione che, rifiutando il titolo di re, diventa Advocatus Santi Sepulcri (difensore o avvocato del Santo Sepolcro) e successivamente fonda l’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro. Nasce il regno di Gerusalemme. L’ultima tappa della spedizione è Ascalon, città a sud di Gerusalemme dove i Crociati sconfiggono le forze fatimidi provenienti dall’Egitto il 12 agosto 1099.

L’elezione di Goffredo - A seguito dell’assedio, i capi crociati si riunirono nel Santo Sepolcro per eleggere il nuovo sovrano. Raimondo IV di Tolosa, considerato il “capo” della crociata, rifiutò la carica, e fu scelto Goffredo. Per rispetto della tradizione latina, Goffredo rifiutò il titolo di rex proprio nella città dove Cristo aveva portato la corona di spine. Era visto come un comandante equilibrato e meno divisivo, con un’autorità inferiore rispetto ad altri leader. I cronisti lo descrivono come coraggioso e valoroso, ma anche introverso, tormentato, talvolta indeciso e forse fisicamente malato. Durante il suo breve regno di appena un anno (Goffredo morì il 18 luglio 1100) dovette confrontarsi con il Patriarca di Gerusalemme, Dagoberto da Pisa , sostenitore di una teocrazia guidata dal Papa.

Struttura del nuovo regno nei mesi successivi - Dopo la presa di Gerusalemme non si può ancora parlare di un vero e proprio regno, quanto piuttosto di una signoria militare con legittimazione religiosa. Il potere dei crociati era fragile in quanto molte città costiere restavano sotto controllo musulmano e gli europei contavano solo tra 12.000 e 15.000 uomini. Tra agosto e settembre 1099, molti crociati tornarono in patria, lasciando in Terrasanta Goffredo e Baldovino, futuro re, con un numero molto limitato di cavalieri. Anche l’organizzazione ecclesiastica contribuiva a questa instabilità data l’istituzione un patriarcato latino con la nomina di Arnolfo di Roeux, poi deposto nel dicembre 1099 perché non era diacono, sostituito da Dagoberto da Pisa. In questo modo, il potere oscillava tra l’autorità militare di Goffredo e quella ecclesiastica del patriarcato. Solo con l’ascesa al trono di Baldovino I, a Natale del 1100, iniziarono a essere piantate le radici del Regno di Gerusalemme vero e proprio.

Fin.
Die XX mensis Martii ad MMXXVI,
Ducatus Mediolani
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Predicatore boemo, noto per l'intenzione di voler riformare la chiesa in un'istituzione più sobria e meno corrotta, più vicina agli insegnamenti del vangelo. La sua critica è considerata pericolosa dal clero di Roma, oltre che

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Di Cosa Parla?

La nota ricostruisce le principali tappe della Prima Crociata, analizzandone contesto, protagonisti e sviluppi. Offre una sintesi degli eventi militari e delle dinamiche politiche, con attenzione alle fonti e alle interpretazioni storiografiche.

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