La Guerra dei Cent'Anni
Dalla politica alle alle battaglie decisive, questa cronistoria ripercorre i momenti chiave di un evento che tra fede, guerra e ambizione cambiò il volto del Mediterraneo medievale.
La Guerra dei Cent’Anni (1337 - 1453) non fu un conflitto continuo, bensì una lunga serie di campagne militari, tregue e crisi politiche che coinvolsero le monarchie di Francia e Inghilterra. Rappresentò l’esito di tensioni strutturali di natura feudale, dinastica ed economica maturate nel corso del Medioevo centrale. Il conflitto si sviluppò lungo tre assi fondamentali:
- la sovrapposizione tra logica feudale e sovranità monarchica;
- la crisi dinastica della monarchia francese;
- la competizione economica e strategica per il controllo dei territori e delle rotte commerciali dell’Europa nord-occidentale.
Nel suo svolgimento, la guerra contribuì in modo decisivo alla trasformazione delle strutture militari e amministrative dei due regni, segnando il passaggio dal sistema feudale a forme più centralizzate di potere statale più vicine all’età moderna.
1. Il contesto preliminare e le radici feudali del conflitto
Le origini della guerra affondano in una periodo storico di lunga durata, caratterizzato da rapporti feudali ambigui, conflitti territoriali e trasformazioni istituzionali. Il problema centrale fu giuridico e dinastico, in quanto la coesistenza di due monarchie formalmente autonome ma legate da vincoli vassallatici erano incompatibili con l’autorevolezza della sovranità.
1.1 La sovranità di Inghilterra e Francia
La Guerra dei Cent’anni fu l’esito di una crisi strutturale del sistema feudale europeo che legò le monarchie di Francia e Inghilterra in un rapporto asimmetrico e instabile per oltre due secoli. Il nodo centrale era determinato dalla posizione dei re d’Inghilterra come vassalli della corona francese, un legame che creava obblighi formalmente incompatibili con la parità sovrana tra i monarchi. La conquista normanna dell’Inghilterra (1066) creò una classe dirigente aristocratica di lingua e cultura francese, i cui interessi si estendevano su entrambe le sponde della Manica. Inoltre, Enrico II Plantageneto (1154 - 1189) ampliò enormemente questi domini grazie al matrimonio con Eleonora d’Aquitania , dando origine al cosiddetto impero angevino (Inghilterra, Normandia, Angiò e Aquitania). Tuttavia, questi territori continentali erano formalmente feudi del re di Francia, ponendo il sovrano inglese in una posizione paradossale di re indipendente in patria, ma vassallo all’estero. La progressiva perdita dei territori continentali, in particolare la Normandia sotto Giovanni Senza Terra , non risolse la questione, ma la rese più conflittuale. La sovranità feudale rimaneva infatti un terreno di ambiguità giuridica, destinato a esplodere nel XIV secolo.
Approfondimenti: [[La dinastia dei Plantageneti]].
La storiografia classica ottocentesca, come spesso accade, lesse la guerra in chiave nazionalista per identificare la nascita della coscienza nazionale francese, mentre la revisione novecentesca ha privilegiato la dimensione feudale e dinastica come causa principale del conflitto.
1.2 La crisi dei Capetingi diretti
La causa immediata del conflitto fu la crisi di successione della dinastia capetingia. Filippo IV il Bello (1285 - 1314) lasciò tre figli maschi ( Luigi X , Filippo V e Carlo IV ) che regnarono successivamente senza produrre eredi maschi sopravvissuti. Nel giro di quattordici anni (1314 - 1328), la linea diretta dei Capetingi si estinse. Si aprì così una controversia dinastica complessa. I principali pretendenti al trono di Francia erano:
- Filippo di Valois , nipote di Filippo IV per linea maschile;
- Edoardo III d’Inghilterra , nipote per linea femminile attraverso [Isabella di Francia]( https://it.wikipedia.org/wiki/Isabella_di_Francia_(1295-1358) . Applicando strumentalmente l’antica legge salica (~503), collezione di norme germaniche che, tra le altre, impedivano la successione attraverso linee femminili, l’assemblea dei grandi del regno scelse Filippo VI di Valois, privilegiando una soluzione politicamente stabile e coerente con gli interessi dell’aristocrazia francese. Edoardo III inizialmente accettò la situazione, rendendo omaggio a Filippo VI nel 1329, ma la decisione di confiscare la Guienna (1337) in risposta alla politica inglese spinse il sovrano inglese a rivendicare formalmente il titolo di re di Francia, dando inizio al conflitto.
1.3 I due regni alla vigilia del conflitto
La Francia di Filippo VI era il regno più popoloso dell’Europa occidentale (circa 15 o 16 milioni di abitanti), con un’aristocrazia militare numerosa e un’economia prevalentemente agricola ma integrata da importanti circuiti commerciali, come le fiere della Champagne. L’Inghilterra, con una popolazione di circa 4–5 milioni, disponeva però di strumenti fiscali più efficienti, in particolare grazie alla tassazione dell’esportazione della lana, fondamentale per l’industria tessile fiamminga. Sul piano militare, l’elemento decisivo era rappresentato dall’arco lungo (longbow), capace di una cadenza di tiro elevata e di una penetrazione efficace contro la cavalleria. L’esercito inglese, basato su una combinazione di uomini d’arme e arcieri appiedati, risultava più flessibile rispetto alla struttura francese, ancora centrata sulla cavalleria pesante. Le città fiamminghe (Gand, Bruges, Ypres), economicamente dipendenti dalla lana inglese, si orientarono verso un’alleanza con l’Inghilterra, aggiungendo una dimensione economica al conflitto politico.
2. Le vittorie inglesi (1337 - 1380)
La prima fase della guerra fu caratterizzata da una netta superiorità militare inglese, dovuta a una combinazione di innovazioni tattiche, maggiore coesione operativa e capacità finanziaria. Le grandi vittorie ottenute tra il 1340 e il 1360 non solo misero in crisi la monarchia francese, ma evidenziarono anche l’arretratezza del modello bellico feudale fondato sulla cavalleria pesante.
2.1 Le prime campagne: Sluys, Crécy e Calais
La guerra ebbe inizio con operazioni di scarsa intensità. Fu la battaglia navale di Sluys (1340) a segnare il primo grande successo inglese. La flotta francese fu praticamente annientata, assicurando all’Inghilterra il controllo del Canale della Manica per decenni e rendendo possibile il trasporto di eserciti verso il continente. Seguirono anni di tregue intermittenti e operazioni di razzia atte a indebolire la produttività, chiamate chevauchée, dal francese cavalcata, nel territorio nemico più che a ottenere conquiste territoriali. La battaglia di Crécy (26 agosto 1346) fu il primo grande scontro campale della guerra e si rivelò disastrosa per la Francia. Edoardo III dispose i suoi uomini in posizione difensiva su un’altura e la cavalleria pesante francese, caricando in salita contro una pioggia di frecce degli arcieri inglesi, fu decimata prima ancora di raggiungere il nemico. Morirono circa 1.500 cavalieri francesi, tra cui il re di Boemia Giovanni di Lussemburgo . La battaglia mostrò l’inadeguatezza tattica della cavalleria feudale di fronte all’avanguardia rappresentata all’arco lungo. Il successivo assedio di Calais (1346 - 1347) portò alla conquista della città, che rimarrà inglese fino al 1558 e divenne il centro strategico per gestire le operazioni militari e commerciali inglesi sul continente. La Peste Nera (1347) interruppe le operazioni, causando perdite umane catastrofiche su entrambi i fronti.
2.2 La battaglia di Poitiers (1356) e il Trattato di Brétigny
Dopo Crécy, la seconda grande vittoria tattica inglese fu la battaglia di Poitiers (19 settembre 1356), condotta da Edoardo il Principe Nero , figlio di Edoardo III. Con un esercito numericamente inferiore, il Principe Nero adottò la stessa tattica difensiva di Crécy, sbaragliando l’esercito francese e catturando il re Giovanni II il Buono , figlio del defunto Filippo VI. La prigionia del re di Francia a Londra fu un evento senza precedenti, con conseguenze politiche devastanti per la monarchia dei Valois. La Francia precipitò in una crisi multidimensionale. La prigionia del re, l’enorme riscatto richiesto (tre milioni di scudi d’oro), le rivolte urbane di Parigi guidate da Étienne Marcel (1358) e la Jacquerie contadina (1358) crearono una situazione disastrosa per il regno, anche se il Delfino Carlo, futuro Carlo V, riuscì a gestire la crisi con notevole abilità politica. Il Trattato di Brétigny siglato nel 1360 sancì l’apice del successo inglese. Edoardo III rinunciava al titolo di re di Francia in cambio di una sovranità piena, senza obbligo feudale, su un territorio enorme (Aquitania, Poitou, Saintonge, Limousin, Périgord e Calais). Il trattato tuttavia non fu mai pienamente rispettato e le dispute sui territori ceduti ripresero quasi immediatamente.
2.3 La ripresa francese con Carlo V
Carlo V il Saggio (1338 - 1380), re di Francia dal 1364, riuscì nell’impresa di riorganizzare il regno in una fase delicata del conflitto. Affiancato dal comandante militare Bertrand du Guesclin , riorganizzò radicalmente la strategia militare, adottando una guerra di logoramento basata su assedi e guerriglia, abbandonando le battaglie campali. Nella figura di Du Guesclin, gli storici vedono non il classico cavaliere eroico da torneo, ma un capitano pragmatico moderno che privilegia il risultato all’onore. La sua tattica, detta fabiana, di evitare gli scontri aperti per isolare le guarnigioni inglesi e riconquistare i castelli uno per uno si rivelò devastante. Alla morte di Carlo V nel 1380, l’Inghilterra controllava in Francia solo Calais, Cherbourg, Brest, Bordeaux e Bayonne. Parallelamente, Carlo V attuò una riforma fiscale e amministrativa che rafforzò la burocrazia regia, istituì una forma di imposizione fiscale permanente (detta fouage , poi taille) e costruì una marina da guerra. La ripresa francese fu anche culturale, in quanto la corte di Carlo V fu un importante centro di mécenat, con traduzioni di Aristotele e Tito Livio commissionate per legittimare una nuova ideologia monarchica.
3. Enrico V e Giovanna d’Arco
Dopo una fase di equilibrio instabile, il conflitto conobbe una nuova intensificazione all’inizio del XV secolo. La crisi interna della Francia e la rinnovata aggressività inglese trasformarono la guerra in una lotta per la sopravvivenza stessa della monarchia francese, aprendo la strada a Giovanna d’Arco, una delle figure più emblematiche del Medioevo europeo.
3.1 La guerra civile francese: Armagnacchi e Borgognoni
A Carlo V successe sul trono di Francia il figlio Carlo VI , incoronato a dodici anni. A partire dal 1392, il sovrano manifestò ricorrenti episodi di grave squilibrio mentale, verosimilmente una forma di psicosi, che lo resero progressivamente incapace di esercitare il potere. La lunga incapacità del re aprì un vuoto politico al centro dello Stato, favorendo l’emergere di fazioni aristocratiche in competizione per il controllo della monarchia. Il conflitto si strutturò attorno a due poli principali:
- gli Armagnacchi, così chiamati dal conte d’Armagnac, ma originariamente legati alla fazione degli Orléans, cioè al ramo cadetto della dinastia reale rappresentato da Luigi d’Orléans , fratello del re;
- i Borgognoni, sostenitori dei duchi di Borgogna, membri di un altro ramo della famiglia reale, discendenti di Giovanni il Buono. Il ducato di Borgogna, grazie a una sapiente politica matrimoniale ed ereditaria, si era nel frattempo trasformato in una potenza territoriale di primo piano, estesa ben oltre la Borgogna propriamente detta e comprendente regioni economicamente strategiche come la Fiandra e i Paesi Bassi. L’assassinio di Luigi d’Orléans nel 1407, ordinato dal duca di Borgogna Giovanni Senza Paura , segnò l’inizio della guerra civile aperta. Il conflitto si radicalizzò ulteriormente con l’uccisione dello stesso Giovanni Senza Paura nel 1419, per mano della fazione armagnacca, durante un incontro sul ponte di Montereau. Questo episodio rese impossibile ogni tentativo di riconciliazione. Sotto la guida di Filippo il Buono , figlio di Giovanni, la Borgogna abbandonò ogni prospettiva di compromesso interno e scelse una linea apertamente anti-armagnacca, giungendo a stringere un’alleanza con l’Inghilterra.
3.2 La battaglia di Agincourt (1415) e il Trattato di Troyes
Uomo di straordinaria energia e capacità organizzativa, Enrico V d’Inghilterra rinnovò le pretese inglesi al trono di Francia e sbarcò in Normandia nell’agosto 1415. Dopo la conquista di Harfleur, si avviò verso Calais con un esercito ridotto e decimato dalla dissenteria quando incontrò l’esercito francese nei pressi di Agincourt. La battaglia di Agincourt (25 ottobre 1415, giorno di San Crispino) fu la ripetizione estrema dello schema di Crécy e Poitiers, con gli arcieri inglesi in posizione difensiva sul terreno fangoso e la cavalleria francese in carica frontale. La superiorità numerica francese si rivelò un vantaggio illusorio in quanto il fango immobilizzò i cavalieri corazzati, la pioggia di frecce li decimò mettendoli in fuga. Il massacro dei prigionieri francesi ordinato da Enrico V, giustificato dal timore di un secondo attacco, rimane uno degli episodi più controversi della guerra. Sfruttando la guerra civile francese e l’alleanza borgognona, Enrico condusse la conquista sistematica della Normandia (1417 - 1419) e impose il Trattato di Troyes (1420): Carlo VI riconosceva Enrico V come erede al trono di Francia e reggente del regno, diseredando il Delfino Carlo e permettendo il matrimonio con Caterina di Valois . Sembrava delinearsi la definitiva subordinazione della Francia alla monarchia inglese, tuttavia Enrico V morì improvvisamente nel 1422, all’età di trentacinque anni, appena sei settimane prima di Carlo VI.
3.3 Giovanna d’Arco e la ripresa francese (1429 - 1453)
Alla morte dei due re nel 1422, l’infante Enrico VI fu proclamato re d’Inghilterra e di Francia, con la reggenza esercitata dal duca di Bedford Giovanni Plantageneto . Il Delfino Carlo, futuro Carlo VII , si ritirò in un territorio ridotto a sud della Loira, privo di legittimità formale e con risorse militari limitate. Gli inglesi, alleati con la Borgogna e dominanti nel nord della Francia, strinsero d’assedio Orléans, città chiave per il controllo della Loira. In questo contesto, nel febbraio 1429, si presentò alla corte di Carlo a Chinon una giovane contadina di Domrémy chiamata Giovanna d’Arco . Affermava di ricevere visioni di san Michele, santa Caterina e santa Margherita che le ordinavano di liberare Orléans e condurre il Delfino a Reims per l’incoronazione. Dopo un esame teologico, Carlo la lasciò partire con l’esercito. La liberazione di Orléans nel maggio 1429 fu rapida e quasi miracolosa dal punto di vista militare. Giovanna risollevò il morale delle truppe e impresse una controffensiva che spazzò via le posizioni inglesi attorno alla città in pochi giorni. Le battaglie successive lungo la Loira (Patay, giugno 1429, dove fu catturato il principale comandante inglese John Talbot ) aprirono la strada verso Reims. L’incoronazione di Carlo VII nel luglio 1429 fu l’atto politico decisivo poiché il re di Francia veniva consacrato con la tradizionale cerimonia, nella cattedrale simbolo della monarchia, ricevendo la legittimità sacramentale che il Trattato di Troyes aveva cercato di togliere. Giovanna fu catturata dai Borgognoni a Compiègne nel maggio 1430, venduta agli Inglesi e processata dall’Inquisizione ecclesiastica presieduta da Pierre Cauchon , vescovo di Beauvais filoinglese, per eresia e stregoneria. Venne bruciata viva a Rouen il 30 maggio 1431. Il processo aveva l’obiettivo di delegittimare retroattivamente l’incoronazione di Carlo VII, dimostrando che essa era stata resa possibile dall’azione di un’eretica. L’effetto fu tuttavia opposto, poiché Giovanna d’Arco divenne rapidamente un simbolo politico e religioso della causa francese.
Approfondimenti: [[— Il mito di Giovanna d’Arco]].
3.4 La fine dell’occupazione inglese
Dopo la morte di Giovanna d’Arco, il conflitto proseguì per oltre vent’anni, ma secondo una dinamica ormai chiaramente rovesciata a favore della monarchia francese. Carlo VII, detto il Vittorioso, intraprese una riconquista progressiva e sistematica dei territori occupati dagli inglesi, combinando iniziativa militare e abilità diplomatica. Decisiva in questo senso fu la riconciliazione con il ducato di Borgogna, sancita dalla Pace di Arras (1435), con cui Filippo il Buono abbandonò l’alleanza inglese in cambio di significative concessioni politiche e territoriali. Questo accordo rappresentò il punto di svolta del conflitto, poiché privò l’Inghilterra del suo principale alleato sul continente, isolandola strategicamente. Parallelamente, Carlo VII avviò una profonda riorganizzazione dell’apparato militare, trasformando l’esercito da struttura feudale temporanea a forza stabile e stipendiata. Esso fu articolato in:
- le Compagnies d’Ordonnance, unità di cavalleria pesante organizzate in lance, ciascuna comprendente uomini d’arme, scudieri e arcieri;
- i francs-archers, corpo di fanteria reclutato su base territoriale. Queste innovazioni diedero origine a un esercito permanente che può essere considerato uno dei primi esempi europei di struttura militare statale. In parallelo, l’artiglieria — sviluppata in modo sistematico dai fratelli Bureau — assunse un ruolo sempre più determinante, modificando profondamente le modalità della guerra d’assedio e dello scontro campale. La riconquista della Normandia (1449 - 1450) fu rapida e decisiva. Rouen cadde in poche settimane e la battaglia di Formigny (1450) segnò simbolicamente il declino della superiorità tattica dell’arco lungo inglese, ormai superato dall’impiego coordinato dell’artiglieria. La Guienna, sotto controllo inglese sin dal XII secolo, fu riconquistata nel 1451. Un ultimo tentativo inglese di ristabilire la propria presenza fu definitivamente sconfitto nella battaglia di Castillon (1453), primo scontro campale in cui l’artiglieria ebbe un ruolo decisivo sul campo. Con la caduta di Bordeaux nell’ottobre dello stesso anno, le operazioni militari cessarono. La guerra si concluse senza un trattato formale, un’anomalia sul piano diplomatico, lasciando all’Inghilterra il solo possesso di Calais sul continente.
4. Conseguenze e passaggio alla Guerra delle Due Rose
La conclusione della Guerra dei Cent’Anni produsse effetti profondamente divergenti nei due regni. In Francia essa favorì il consolidamento della monarchia e l’avvio di un processo di centralizzazione statale; in Inghilterra, al contrario, contribuì a una crisi politica e sociale che sfociò in un nuovo conflitto dinastico interno.
4.1 La crisi inglese
La fine della Guerra dei Cent’Anni lasciò l’Inghilterra in una condizione di grave instabilità politica e sociale. Enrico VI si dimostrò incapace di esercitare un’autorità effettiva e la sua fragilità psicologica e le ricorrenti crisi mentali impedirono il consolidamento del potere monarchico. La perdita dei territori francesi ebbe conseguenze economiche rilevanti. Una parte significativa dell’aristocrazia inglese aveva fondato il proprio potere su rendite, bottini e riscatti derivanti dalla guerra. La loro improvvisa scomparsa intensificò la competizione interna tra le élite nobiliari. Parallelamente, il ritorno in patria dei capitani militari e delle loro compagnie contribuì alla diffusione della violenza privata. Le strutture di fedeltà personale sviluppatesi durante il conflitto si consolidarono in reti clientelari, rafforzando il fenomeno del bastard feudalism, basato su livree, retinues e relazioni di dipendenza personale.
4.2 La trasformazione della monarchia francese
La Francia uscì dal conflitto profondamente trasformata. Sotto Carlo VII, la monarchia rafforzò in modo decisivo le proprie strutture amministrative e militari. L’introduzione di una fiscalità stabile (taille) consentì il mantenimento di un esercito permanente, segnando una rottura con il modello feudale basato su contingenti temporanei. L’organizzazione delle Compagnies d’Ordonnance e dei francs-archers rappresentò uno dei primi esempi europei di forza armata statale stabile. Parallelamente, lo sviluppo dell’artiglieria trasformò in modo irreversibile la guerra d’assedio e il ruolo delle fortificazioni. Questo processo contribuì a rafforzare l’autorità del sovrano e a ridurre progressivamente l’autonomia della grande nobiltà.
4.3 Dalla guerra esterna al conflitto interno: le Due Rose
La fine della guerra non portò stabilità in Inghilterra. Al contrario, la combinazione di debolezza monarchica, crisi economica e rivalità aristocratiche sfociò in un conflitto dinastico tra le case di Lancaster (rosa rossa) e York (rosa bianca), rami cadetti dei Plantageneti. Venuto meno il teatro di guerra esterno, le tensioni accumulate si riversarono all’interno del regno. Così possiamo leggere la La Guerra delle Due Rose (1455 - 1487) come una diretta conseguenza della Guerra dei Cent’Anni. Il conflitto segnò la crisi definitiva del sistema politico inglese tardomedievale e si concluse con l’ascesa della dinastia Tudor, che avviò un processo di rafforzamento del potere monarchico analogo, seppur più tardivo, a quello francese.
