Privilegium Maius: nascita dell'Arciducato d'Austria
Il Capitolare - legge emanata da un re o imperatore Franco - di Quierzy è un testo promulgato nel 877 da Carlo il Calvo precedentemente alla spedizione in Italia contro i Saraceni.
L’arciduca è un titolo nobiliare singolare legato ai sovrani dell’Arciducato d’Austria e alla casa d’Arsburgo, che ne fece uno strumento simbolico di affermazione politica. Il titolo nasce nel XIV secolo come risultato di un’operazione architettata dal duca d’Austria Rodolfo IV d’Asburgo, nel contesto segnato dalla Bolla d’oro (1356) emanata dall’imperatore Carlo IV di Lussemburgo.
La Bolla d’oro rappresenta un testo fondamentale nel contesto elettivo del Sacro Romano Impero [[Continuità dinastica del Sacro Romano Impero|elettivo del Sacro Romano Impero]]. Essa decretava in modo vincolante le modalità dell’annoso e complesso sistema elettivo del Re dei Romani, restringendo il diritto elettorale a sette principi elettori: tre ecclesiastici, ossia gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia, e quattro laici, ossia il re di Boemia, il duca di Sassonia, il margravio di Brandeburgo e conte palatino del Reno. Il provvedimento sanciva inoltre l’esclusione, tanto simbolica quanto effettiva, del papa dalla fase elettiva, pur lasciandogli un ruolo centrale nel rito di incoronazione imperiale. L’autorità imperiale ne usciva finalmente definita, ma limitata nei confronti dei grandi principi, ormai dotati di un enorme potere decisionale. In questo contesto gli Asburgo risultavano esclusi dal nucleo decisionale dell’Impero in quanto il ducato d’Austria, in loro possesso, non figurava tra i principati elettivi. Ed è in questo contesto che si concretizza lo sviluppo del titolo di arciduca.
Tra il 1358 e il 1359 Rodolfo IV fece redigere un insieme di cinque documenti noti come privilegium maius. Il testo di presentava come un’estensione del privilegium minus, il diploma concesso nel 1156 dall’Imperatore Federico I Barbarossa al margravio d’Austria Enrico II Jasomirgott con il quale di decretava l’elevazione della marca d’Austria a ducato. Su questa continuità giuridica il privilegium maius attribuiva ai duchi d’Austria una serie di prerogative eccezionali, tra cui:
- la definizione dell’Austria come territorio indivisibile e con giurisdizione autonoma, senza la possibilità di appello presso l’imperatore;
- il diritto di successione per primogenitura, anche senza la conferma imperiale;
- il possesso di regalie e insegne di dignità quasi reale.
Per sostenere la validità di questi documenti, gli Asburgo affermarono che l’Austria o Norico, come veniva chiamata la provincia austriaca dell’Impero romano, godeva fin dall’antichità di privilegi speciali concessi direttamente dagli imperatori, romani prima e carolingi poi. Parte dei testi arrivava ad attribuire questi privilegi a figure cardine della storia romana, come Giulio Cesare e Nerone. È qui che si fa riferimento ai governatori del Norico come archidux, ovvero arciduchi. Chiaramente il privilegium maius rappresentava un tentativo degli Asburgo di elevarsi allo status regale o di principe elettore senza esserne veri e propri aventi diritto. Il titolo arciduca è scelto con cura: il prefisso “arci” richiama uno status superiore, come l’arcivescovo rispetto al vescovo, senza però ricorrere al titolo di re o principe, mantenendo quindi una costanza gerarchica all’interno dell’ordine imperiale. Altrettanto chiaramente, pur essendo costruiti impeccabilmente sotto un aspetto formale, sono dei documenti falsi senza validità giuridica.
All’epoca il carattere fittizio del privilegium maius era chiaro e nessuno ci credette davvero. L’imperatore Carlo IV ne rifiutò il riconoscimento, ribadendo la sola validità della bolla d’Oro. In contesti come questo viene fuori la caratteristica principale degli Asburgo, la specialità della casa: pazienza e perseveranza. I duchi d’Austria, non curanti della negazione imperiale, utilizzano comunque il titolo di arciduca inserendolo nel linguaggio politico e quindi normalizzandolo. Questa perseveranza si rivelò decisiva poco meno di un secolo più tardi quando, nel 1438, Alberto II d’Asburgo venne eletto Re dei Romani (Re, non Imperatore!) a Francoforte, permettendo l’ingresso della casata ai vertici dell’Impero. Per il primo Asburgo imperatore non bisogna aspettare molto: nel 1452 Federico III d’Asburgo, Re dei Romani dal 1140, fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero. Proprio Federico III, nel 1453, “rispolvera” il privilegium maius, rendendolo effettivo e trasformando il falso in diritto. L’Arciducato diventa così realtà.
È interessante notare come gli Asburgo, cercando di rendere autorevole il privilegium maius, si appellino agli imperatori di Roma. Nel Medioevo infatti Roma non era solo una città, ma è una fonte di legittimità, garantita dal suo status storico e simbolico. Salire sul trono del Sacro Romano Impero significa inserirsi in quel leggendario filone storico che passa per Costantino, il primo imperatore cristiano, e Carlo Magno, il padre dell’Impero. Gli Asburgo vogliono quindi imporsi come una famiglia che vive questo contesto fin dall’antichità, vogliono far credere di essere i diretti discendenti di quegli antichi governatori del Norico. È una discendenza simbolica che utilizza Roma come fonte autorevole e giuridica: noi siamo arciduchi come i nostri predecessori erano archidux, questi poteri ci spettano per diritto naturale. Non a caso Federico III fece accostare alla Casa d’Asburgo il celebre acronimo, molto romano, AEIOU, interpretato in una delle sue versioni come Austriae est imperare orbi universo - spetta all’Austria dominare il mondo.
L’Arciducato d’Austria nasce da un falso, si legittima attraverso il mito romano, sopravvive grazie alla continuità dinastica e viene infine consacrato dal potere imperiale. È un caso emblematico della logica medievale del rango, che non vede solo sangue e guerra, ma anche costruzione giuridica, memoria storica e capacità di imporre una narrazione nel tempo.
